La "saracinesca di Mungivacca": quello scheletro di cemento che dà il benvenuto a chi entra a Bari
Letto: 277 volte
giovedì 4 giugno 2026
Letto: 277 volte
di Camilla Mangieri e Francesco Sblendorio - foto Rafael La Perna
Giunti al primo rondò di via Amendola non si può infatti non notare come il panorama del rione Mungivacca sia oscurato da uno scheletro alto sei piani. Svetta tra piazzale Giuseppe Alberto Pugliese e la complanare a ridosso della statale ed è il fabbricato che nel 1996 venne progettato per dare un alloggio agli studenti universitari fuori sede.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
La sua travagliata storia ha compiuto 30 anni, ma c’è ben poco da festeggiare. Lo stabile, di proprietà di Arca Puglia, tra lavori incompiuti e incremento di costi e burocrazia non ha infatti mai visto arrivare porte, finestre né tantomeno abitanti.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Oggi si presenta come un’imponente struttura dal prospetto ondulato che segue la linea della strada principale. Questa “onda” accentua l’effetto del grande porticato centrale: la facciata sembra aprirsi e piegarsi per far spazio alle enormi colonne cilindriche sottostanti. Mentre sul retro il complesso è completato da due distinti corpi di fabbrica paralleli che si affacciano sul piazzale, il tutto ormai invaso dalla vegetazione. (Vedi foto galleria)
Per capire passato, presente e futuro della “saracinesca di Mungivacca” abbiamo parlato con l’attuale amministratore unico di Arca: l’avvocato Pietro Augusto de Nicolo.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Questa storia comincia quando si pagava ancora in lire…
Precisamente nel 1996, quando la Regione Puglia approvò lo stanziamento di 12 miliardi del vecchio conio per la costruzione di due fabbricati in cui realizzare 100 appartamenti per studenti fuori sede iscritti all’Università degli Studi e al Politecnico di Bari.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
I lavori iniziarono subito?
Decisamente no. Passarono 13 anni per arrivare all’approvazione del progetto esecutivo dell’intervento di costruzione da parte di Arca, che all’epoca si chiamava ancora Iacp (Istituto autonomo case popolari). L’idea era quella di appartamenti dotati di tre piccole camere, cucina e bagno. In più ci sarebbero stati spazi comuni come lavanderia, mensa e palestra. Nel 2010 i lavori vennero aggiudicati alla ditta Ades Aurora Srl, con cui l’anno seguente fu stipulato il contratto d’appalto.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Nel 2011 quindi finalmente aprì il cantiere…
Sì, ma dopo aver costruito la struttura portante dello studentato i lavori cominciarono ad andare a rilento. La ditta appaltatrice si trovava infatti in gravi difficoltà finanziarie e continuava ad accumulare ritardi e inadempienze: niente infissi, rifiniture e divisione degli spazi. Tanto che nel 2018 si giunse alla risoluzione del contratto d’appalto.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
E a quel punto?
Si entrò in una lunga fase di stallo, anche perché nel frattempo si era capito che lo studentato non serviva nemmeno più. Nel 2016 infatti, mentre l’opera era ancora in corso, l’Adisu (l’Agenzia per il diritto allo studio universitario) comunicò ad Arca una novità. Testualmente ci scrissero che “nella città di Bari, l’attuale offerta di posti alloggio gestiti da Adisu agli studenti fuori sede idonei nelle graduatorie annuali approvate dall’Agenzia, riesce a soddisfare completamente la richiesta del servizio residenziale”. In sostanza: non c’era più bisogno di una nuova casa dello studente.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Quindi a un certo punto mancò non solo il contratto con un’impresa ma anche la voglia di costruire uno studentato. Non restava altro che demolire il tutto.
L’alternativa era quella di cambiare la destinazione d’uso dello stabile in costruzione, senza stravolgere del tutto il progetto di partenza. Nel 2022 chiedemmo quindi al Comune di considerare l’idea di convertire quelle abitazioni in appartamenti da adibire a Ers (Edilizia residenziale sociale). La disponibilità di alloggi Ers era infatti scarsa rispetto ai numerosi richiedenti in possesso dei requisiti.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Che cosa si intende per Edilizia residenziale sociale?
L’Ers è destinata a una sorta di zona grigia di cittadini: quelli che non hanno la disponibilità economica per acquistare un’immobile, ma al contempo non possono fare domanda per l’Edilizia residenziale pubblica (le cosiddette case popolari), perché hanno un reddito leggermente più alto di coloro a cui spettano. Parliamo di giovani coppie, lavoratori precari, famiglie monoreddito.
Il Comune fu d’accordo nel cambiare la destinazione d’uso?
Inoltrò la richiesta alla Regione Puglia la quale diede parere positivo. A maggio del 2022 fu quindi affidata a una commissione di collaudo la ripresa delle attività di accertamento tecnico-amministrativo per poter riavviare i lavori. E il mese dopo la Giunta comunale incaricò la Ripartizione Patrimonio di procedere a tutti gli adempimenti necessari per la variazione di destinazione d’uso del fabbricato: da studentato a Ers. L’idea era quella di mettere in piedi un “housing” sociale pubblico, il primo nel Sud Italia: i beneficiari non avrebbero avuto la proprietà della casa ma avrebbero pagato un affitto mensile basso, di circa 250 euro. Alcuni locali sarebbero stati anche assegnati a enti del terzo settore, a uffici comunali e regionali, a presidi delle forze dell’ordine.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
La macchina si rimise quindi finalmente in moto?
A giugno del 2023 la Commissione consegnò il certificato di collaudo tecnico-amministrativo. Poi tra novembre di quell’anno e luglio 2024 Arca affidò a un tecnico esterno la redazione delle diverse fasi del progetto economico e impiantistico per il completamento dell’opera.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Non c’era già un progetto?
Il progetto originario risaliva al 1996. In quasi tre decenni svariate modifiche legislative avevano costretto a rivedere diversi aspetti: qualità dei materiali, adeguamenti antisismici, accorgimenti per il risparmio energetico. Ad esempio il progetto iniziale non prevedeva la coibentazione dei muri o l’installazione dei pannelli solari.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
E qui cascò nuovamente l’asino…
Si capì che la nuova progettazione doveva necessariamente stravolgere quella di metà anni 90, con un inevitabile appesantimento dei costi. Se si considera anche la situazione internazionale del dopo Covid e della guerra in Ucraina (che comportò un ulteriore rincaro del prezzo dei materiali), ci si rese conto che non c’erano soldi a sufficienza per poter riprendere i lavori.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
E dove si andò a cercare nuovi fondi?
A fine 2024 la Regione Puglia sottoscrisse con il governo nazionale l’accordo sui finanziamenti europei definiti Fondi Sociale di Coesione (Fsc). Al settore degli alloggi popolari pugliesi furono destinati circa 4 miliardi di euro. All’interno di questo pacchetto fu riservata una quota per il completamento dell’edificio di Mungivacca pari a circa 17 milioni, che si resero disponibili a ottobre 2025.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
Ora i soldi sono arrivati: che cosa manca quindi per completare l’opera?
A febbraio scorso Arca Puglia ha sollecitato il Comune a rilasciare il certificato definitivo di cambio di destinazione d’uso. Il Comune dal canto suo ha chiesto di destinare una parte dei 100 alloggi a Erp, quindi non tutti a Ers. Noi di Arca stiamo valutando la proposta. Teniamo presente che, alle spalle del corpo di fabbrica principale, vi sono altri due edifici più piccoli: un’idea potrebbe essere quella di adibire lo stabile maggiore a edilizia sociale e i due minori a case popolari. Altra questione da risolvere è come usare i 1200 mq che nel progetto dello studentato sarebbero stati occupati da uffici e servizi vari.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
In definitiva, oggi a che punto siamo?
Abbiamo il piano di fattibilità tecnico-economica. Per poter rimettere mano al cantiere e completarlo, mancano il nuovo progetto esecutivo e il documento sul cambio di destinazione d’uso. La volontà politica di procedere c’è, ma come per ogni atto amministrativo c’è bisogno di un procedimento. Ora la proposta è al vaglio dell’assessorato all’Urbanistica, ma mi aspetto che si arrivi a breve a una decisione positiva.Notizia di proprietà della testata giornalistica © Barinedita (vietata la riproduzione)
(Vedi galleria fotografica)
© RIPRODUZIONE RISERVATA Barinedita


.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)



.jpeg)
.jpg)




 22.jpg)
